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Parto in acqua: i benefici per mamma e bambino

Parto in acqua: i benefici per mamma e bambino
Da Stefania Poggianella 13 giugno 2018 3503 Visualizzazioni

La nascita in acqua, i benefici per mamma e bambino

L'acqua, simbolo della fonte originaria della vita, sin dai tempi antichi è stata ritenuta emblema di fertilità ed elemento purificatore, fortemente associata alla nascita e all'essenza femminile anche per via delle sue proprietà che le permettono di assumere forme ogni volta differenti. [1]

L'acqua può essere utilizzata sia durante la gravidanza, sia durante il travaglio e il parto.

Se fino a qualche anno fa il parto in acqua non era molto conosciuto, oggi invece la richiesta delle donne di vivere il momento del travaglio o di far nascere il proprio bimbo nell'acqua è sempre più frequente.

È stato ampiamente dimostrato come il parto in acqua sia una pratica sicura (si trova una vasta letteratura scientifica [2-5] in merito) e come possa comportare diversi benefici sia per la mamma che per il bambino.

I tempi per fare uso della vasca da parto sono differenti da donna a donna e da travaglio a travaglio, ma generalmente se ne consiglia l'utilizzo in fase di travaglio attivo, quando le contrazioni sono più ravvicinate ed intense.

Nell'acqua, ambiente intimo e protetto, il movimento diventa più fluido, più istintivo, talvolta persino involontario, e questo permette di gestire le contrazioni e di sfruttare al meglio l'intervallo tra le contrazioni stesse, favorendo il recupero dell'energia. È molto importante utilizzare questa pausa, rilassandosi, magari anche addormentandosi, al fine di lasciar andare il pensiero razionale, abbandonandosi alla parte più istintiva e rendendo più facile il parto.

La sensazione di leggerezza, la possibilità di galleggiare o immergere la testa sott'acqua di tanto in tanto permette di abbandonarsi al travaglio, di ritrovare forse le sensazioni sperimentate durante la propria nascita (l'acqua richiama l'intimità e la protezione vissuti nel grembo materno), di liberarsi dalle inibizioni, lasciando emergere le competenze corporee.

Dopo l'immersione in acqua spesso la dilatazione procede più rapidamente e può aiutare ad abbreviare il travaglio. Questo perché, da un lato, l'acqua permette appunto un maggior rilassamento, dall'altro, aumenta la secrezione di endorfine. Le endorfine sono dei neurotrasmettitori, sostanze che vengono prodotte dal cervello, dotate di proprietà analgesiche, antidolorifiche (tant'è che vengono anche chiamate “oppiacei endogeni”). È bene ricordare che l'acqua non elimina completamente il dolore delle contrazioni ma può aiutare a ridurlo. Il caldo e il piacevole contatto dell'acqua sulla pelle aiutano a modificare la percezione del dolore, rendendolo più gestibile.

Il sentirsi senza peso, supportate dall'acqua, la maggiore facilità di movimento, la riduzione della pressione addominale, il rilassarsi sia fisicamente che mentalmente, consentono quindi contrazioni uterine più efficaci e una migliore circolazione del sangue. Il risultato è la migliore ossigenazione dei muscoli dell'utero da cui trae beneficio anche il bambino.

L'acqua calda aiuta a lasciarsi andare non solo durante il travaglio ma anche durante il periodo espulsivo, il momento della nascita.

In questa fase l'acqua permette non solo un maggior rilassamento, ma anche una migliore distensione dei tessuti del pavimento pelvico, riducendo il rischio di lacerazioni perineali.

Per il bambino la nascita risulterà meno traumatica (visto il passaggio dal liquido amniotico ad un altro elemento fluido) e decisamente minore sarà l'impatto con la gravità, le luci e i rumori che troppo spesso possono essere eccessivi. Subito dopo il parto la donna stessa, o il compagno, potrà accogliere il neonato e portarlo fuori dall'acqua affinché possa incontrare, assieme allo sguardo dei genitori, le braccia e il corpo materno.

BIBLIOGRAFIA

[1] Balaskas J., Gordon Y., Manuale del parto in acqua, 1992 Red Edizioni

[2] Cluett E.R., Burns E., Cuthbert A., Immersion in water during labour and birth. Cochrane Database Syst Rev. 2018 May 16;5:CD000111.

[3] Taylor H et al., Neonatal outcomes of waterbirth: a systematic review and meta-analysis. Arch Dis Child Fetal Neonatal Ed. 2016 Jul;101(4):F357-65.

[4] Davies R. et al., The effect of waterbirth on neonatal mortality and morbidity: a systematic review and meta-analysis. JBI Database System Rev Implement Rep. 2015 Oct;13(10):180-231.

[5] Nutter E. et al., Waterbirth: an integrative analysis of peer-reviewed literature. J Midwifery Womens Health. 2014 May-Jun;59(3):286-319

Pubblicato in: Da Mamma a Mamma
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