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La startup di moda sostenibile per mamme e bambini

La startup di moda sostenibile per mamme e bambini
Da Corriere della Sera 07 giugno 2018 755 Visualizzazioni

La startup di moda sostenibile per mamme e bambini

La startup di moda sostenibile per mamme e bambini Cora Happywear produce abiti eco-sostenibili a base di cotone organico, bambù ed eucalipto. Ma non è l’unica innovazione dell’azienda, lanciata a Bolzano a fine aprile dalla 40enne Elisabeth Tocca. L’altra “novità” è il fatto di non vendere i prodotti nei negozi ma appoggiarsi solo al social selling, e cioè alle mamme che fanno da passaparola organizzando dimostrazioni e vendite a casa propria. Nella foto la fondatrice Elisabeth Tocca (ultima a destra) insieme ad alcune delle mamme-venditrici (a cura di Greta Sclaunich)


L’idea le è venuta cercando i vestiti per i suoi bambini, all’epoca di 4 e 7 anni: “Di negozi con abiti ecosostenibili in giro ce ne sono diversi, ma spesso hanno capi bruttini e fuori moda. Io invece per i miei figli volevo sì prodotti sicuri, ma anche belli”, spiega Elisabeth Tocca, 40enne di Bolzano fondatrice della startup di moda sostenibile per mamme e bambini Cora Happywear. Dopo un paio d’anni di tentennamenti e tanto coraggio (da qui il nome del brand, Cora) Tocca si licenzia dal suo lavoro di manager in un marchio di abbigliamento da montagna e inizia a lavorare alla sua società. Che lancia ufficialmente il 24 aprile. Non un giorno a caso: è il Fashion Revolution Day, istituito proprio nel 2014 per ricordare le 1.133 persone morte un anno prima nel crollo dell’edificio Rana Plaza di Dhaka, in Bangladesh. Tragedia che ha spinto molti a chiedersi da dove arrivano effettivamente i vestiti che portano e quali sono le condizioni di chi li produce. Colori a base d’acqua contro allergie

Per sapere da dove arrivano i capi di Cora Happywear basta guardare il sito internet del brand: «La gran parte viene prodotta in Italia, poi in Grecia e in Turchia dove le condizioni di lavoro eque sono garantite da una certificazione internazionale», spiega l’imprenditrice.

Gli abiti sono a base di cotone organico, bambù ed eucalipto e senza lavorazioni chimiche. Tra i vantaggi, morbidezza a parte (e comodità per stirarli), c’è la sicurezza per la salute dei bambini: «Non utilizziamo né sbiancanti né cloro, ma solo colori a base d’acqua. Così anche se il bimbo si mette in bocca la manica della tutina non rischia niente. Nemmeno reazioni allergiche». Il costo? Basso: si va dai body per i bimbi a 19 euro ai maglioni per le mamme a 59. Tocca sorride: «E’ uno dei vantaggi di vendere direttamente al consumatore finale: possiamo garantire prezzi consumer e rivolgerci a tutti, non solo ad un’élite».

Un modello basato sul social selling. Sì, perché l’altra caratteristica di Cora Happywear è di non avere negozi propri, né merce nei punti vendita altrui. I vestiti si vendono nei soggiorni delle clienti. Si chiama “social selling” e dietro l’espressione in inglese si nasconde un modello di vendita che conosciamo bene: un gruppo di signore riunite a casa di una o dell’altra che, tra un caffè e una fetta di torta, assistono alla presentazione di un prodotto che poi, se vogliono, possono acquistare subito ed ordinare. «E’ un settore che a livello globale viene considerato in crescita, ma per noi era una grande incognita: saremmo riuscite ad applicarlo qui in Italia, conquistando le mamme giovani ed eco-consapevoli?», racconta Tocca.

I risultati dicono che ce l’ha fatta: nei primi sei mesi la sua attività ha conquistato 42 mamme, tutte fra i 30 ed i 35 anni. Arrivano prevalentemente dal Nord e dal Centro, ma per il 2015 l’obiettivo di Tocca è espandere la rete anche al Sud per poi iniziare, entro la fine del prossimo anno, ad entrare nei mercati del Nord Europa. Le mamme-venditrici, che nel gergo di Cora Happywear sono chiamate «lifestyler», guadagnano il 20% delle vendite se l’acquisto viene fatto nel mondo reale, il 10% se invece il prodotto è stato acquistato tramite internet.

«Non devono per forza organizzare una dimostrazione a casa propria, possono anche appoggiarsi a piattaforme online e vendere tramite quelle. Siamo appena partiti e il guadagno, per alcune, equivale a quello di uno stipendio part-time – spiega Tocca – Il mio obiettivo è aiutare mamme come me a lavorare in modo flessibile».

https://www.corriere.it/moda/news/14_novembre_29/s...

Pubblicato in: Dicono di noi
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